Massimo se n’era andato in uno di quei “posti” considerati irraggiungibili. È cosa nota infatti, che da vivi, non si può fare visita a chi non è più nell’al di qua.

Dovevo accettare quell’idea. Sì, dovevo, ma non mi era proprio possibile! Come facevo a rinunciare a lui ed a quel mare d’amore! Quel suo cuore era così bello e grande ed avvolgente, che mi sembrava impossibile dover imparare a farne a meno. NO! Non volevo! Non potevo! Desideravo ancora sentirmi cullare e poi anche sollevare da quel mare. Dalle sue onde che si innalzavano così tanto, da farmi vivere la vertigine del volo. Ci nuotavo come fosse casa. Mi immergevo senza paura nei suoi abissi più profondi, là dove i fondali iniziavano ad assumere una familiarità sconosciuta.
Non c’era nulla dove io mi sentissi così protetta e così al sicuro.
“dove sei?”. “dove devo cercarti?”.

Poi presi dentro di me la verità. La afferrai e la tenni stretta. Avevo finalmente capito davvero. Di nuovo avevo toccato con mano una di quelle verità che non lasciano dubbi. Di nuovo avevo fatto mia una conoscenza vera.

Nessuno muore! Niente muore! È solo un susseguirsi di mutamenti evolutivi dell’esistenza. Ed affinché il cambiamento possa esserci, è necessario che la scena sia abitata da qualcosa che l’uomo fa fatica a comprendere, qualcosa che l’essere umano non può afferrare a pieno. Sto parlando del tempo, il nostro amico e per certi versi nemico. Colui che ci permette di sperimentare e cambiare. Che ci toglie e che ci dà. Che ci prende la giovinezza e ci lascia “nudi” davanti a Dio.

E poi, per un attimo, ho sentito realmente, di essere il contenitore e non il contenuto. E quel contenuto era infinito, in grado di contenere, in termini di dimensioni e di quantità, ogni cosa. E Massimo era là. Nelle “cose” che io stavo contenendo. Ero io, ma ero anche lui. E la sua personalità non aveva smesso un attimo di esistere. Seppure senza forma, ella esisteva ancora in tutta la sua essenza. La sentivo vibrare e potevo lasciarla fuori o portarla dentro di me. Potevo essere ciò che volevo, persino essere niente.

Massimo, ancora una volta, mi stava facendo un dono…il più bello di tutti! Mi stava dando la possibilità di squarciare il velo e guardare oltre l’inviolabile. Oltre il divieto sacrale che c’è dietro a quel mondo celato dal tabù e dalla paura legati alla morte fisica. Sentivo che stavano crollando barriere dallo spessore smisurato e che stavo facendo breccia negli angoli più nascosti di un sapere antico. Mi liberavo da corazze, da tabù, da fortezze, da maschere. E tutto questo lo facevo “guidata” da una forza incredibile che esplodeva dentro e che come un fuoco bruciava tutto il futile ed il superficiale, facendo luce sulla realtà dell’essenziale. Massimo era con me! E nemmeno per un attimo aveva smesso di esserlo. Ecco! L’avevo trovato!

Catia